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Folklore e Musica

Con il termine "launeddas" si definisce l'aerofono ad ancia semplice costituito da tre canne, strumento molto antico e tipico della Sardegna meridionale.
Le launeddas, rimaste per lo più inalterate nell'aspetto e nelle caratteristiche costruttive, possono essere inscritte nella famiglia di aerofoni policalami, tutt'ora presenti nel Mediterraneo, aventi come antenati comuni i clarinetti bicalami egizi e sumeri. Una delle caratteristiche peculiari delle launeddas è la presenza, oltre alla canna di bordone (la più lunga e priva di fori, denominata "su tumbu"), di due canne melodiche. La canna intermedia, detta "sa mancosa manna", è legata al "tumbu" con uno spago e assieme vengono tenute dalla mano sinistra; quella più piccola, "sa mancosedda", è tenuta con la mano destra. Le due canne melodiche sono provviste di cinque fori quadrangolari: quattro vengono diteggiati con le falangette delle mani, mentre sul quinto, detto "s'arrefinu", viene apposta della cera d'api per perfezionare l'intonazione dello strumento. All'estremità delle tre canne viene infisso un cannellino, "sa cabitzina", dal quale si ricava, per incisione di tre lati, l'ancia.

Le launeddas vengono suonate con il fiato continuo (o respirazione circolare), particolare tecnica che consiste nell'accumulo, durante la fase di espirazione, di una riserva d'aria all'interno delle guance che viene gradualmente espulsa nel momento in cui il suonatore inspira col naso; in questo modo è possibile incanalare una colonna d'aria ininterrotta all'interno dello strumento.
Il rapporto tra i suoni di base delle tre canne e tra le cinque note delle due canne melodiche non è costante. Ciò fa si che, al variare di tale rapporto, si costituiscano differenti "cuntzertus", ovvero diversi tipi di strumento. Ogni "cuntzertu" si differenzia dagli altri per il singolare modello scalare (comunque compreso all'interno della scala maggiore), e per il nome che lo identifica ("mediana, fiorassiu, punt'e organu", ecc.). Ad ogni "cuntzertu" corrispondono delle suonate specifiche non eseguibili con gli altri strumenti.

Il repertorio delle launeddas è legato principalmente ai momenti della festa, occasione in cui, in passato più che oggi, svolgevano una funzione fortemente socializzante. Nelle occasioni religiose le launeddas vengono utilizzate per accompagnare la liturgia della Messa e le processioni. Ma è nelle feste profane, nell'accompagnamento delle danze e dei balli collettivi, che si manifesta la massima espressività di questo strumento. La struttura musicale dei balli, particolarmente ricca, è incentrata sullo sviluppo ritmico-melodico di moduli tematici noti (detti "nodas"), sulla base di un principio di variazione che qualifica le singole esecuzioni come eventi a cavallo tra la riproposizione di elementi già noti e la creazione di nuovo materiale musicale. In alcune occasioni le launeddas perdono il loro ruolo di strumento solista e vengono impiegate nell'accompagnamento della voce.
Oggi il mondo delle launeddas è assai vitale ed in evoluzione. Sono infatti numerosi i giovani che si avvicinano a questo strumento anche grazie alla diffusione di numerose scuole. Se da una parte persiste ancora un utilizzo basato sul rispetto del repertorio e delle occasioni tradizionali; dall'altra non sono rari gli esempi di utilizzo delle launeddas in formazioni (isolane e non) aperte alle contaminazioni e in progetti di matrice jazzistica.

Le launeddas dal vivo possono essere ascoltate nell'ambito di molte feste patronali in numerosi centri della Sardegna meridionale. Un'occasione privilegiata è costituita dalla sagra di Sant'Efisio di Cagliari (1 maggio), quando il suono di decine di launeddas precede il passaggio del santo lungo la sua processione verso il mare.
Diversi "cuntzertos" sono contenuti nelle principali collezioni di strumenti sardi. Vi sono anche diverse raccolte private di launeddas quali quelle di Roberto Corona di Quartuccio e Orlando Mascia di Maracalagonis. Tutti i gradi suonatori dello strumento posseggono di norma un notevole numero di esemplari dello strumento: è il caso dei due grandi maestri Luigi Lai e Aurelio Porcu (a cui per altro viene riconosciuto il merito di aver assicurato la sopravvivenza dello strumento durante la crisi attraversata negli anni settanta). La continuità delle launeddas è altresì assicurata dalla presenza di un buon numero di costruttori specializzati come Giulio Pala, Luciano Montisci e Luigi Pili.

Bibliografia
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Efisio Melisi avec Gavino de Lunas et Antonio Pisano. Les launeddas en Sardaigne, a cura di R Leydi-P. Sassu, compact disc con libretto, Silex Y225106 Cedex 1994;
F. Giannattasio, "Suonare a bocca. Elementi di 'teoria e solfeggio' dei suonatori di launeddas sardi", in Forme e comportamenti della musica folklorica italiana. Etnomusicologia e didattica, a cura di G. Giuriati, Milano, Unicopli, 1995, pp. 203/230;
Launeddas. Efisio Melis e Antonio Lara, a cura di P. Sassu, compact disc con libretto, rdc 5025, San Germano (Alessandria), Robi Droli, 1995;
G. Fara, Sulla musica popolare in Sardegna, a cura di G.N. Spanu, Nuoro, Ilisso, 1997 (raccolta di pubblicazioni varie a partire dal 1909);
Launeddas, a cura di G. Lallai-Associazione Culturale Cuncordia a launeddas, Cagliari-Nuoro, AM&D-ISRE, 1997;
M. Lutzu, "Chi suona prega tre volte. La musica strumentale nel repertorio popolare sardo", in Tracce di Sacro. Percorsi musicali nei canti religiosi della Sardegna, a cura di E. Garau, Cagliari, Condaghes, 2003, pp. 35-61.
 



 

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